Oggi vi porto i 2 estratti di lore della spada Fulgore delle Placide Acque:
"Il peccato ha tentato la Città dell'Eternità fino alla sua caduta, con innumerevoli schiavi e usurpatori gettati a terra in una notte d'ira.
Nel nome di Egeria, giuriamo di trovare il Puro Graal e di restituire lei alla sua terra.
Perché solo così potremo espiare il peccato che abbiamo portato fin dalla nascita ed evitare una morte simile.
Qualunque sia il sacrificio, porteremo a termine questa nobile missione nel nome dei cavalieri di Loch."
La grande sinfonia stava raggiungendo il suo finale e, nelle rovine di un mondo in decadenza, i sostenitori della rettitudine fecero il loro giuramento.
Questo scettro blu acqua apparteneva a una cavaliere di nome Érinnyes che, al tempo del canto dell'armonia, unificò i popoli delle acque alte che si ribellavano agli dèi.
La leggenda narra che la sua casa venne presto distrutta dall'irascibile Dio re, con un esercito proveniente dalla Città dorata che uccise o schiavizzò tutta la sua famiglia.
Solo due persone sfuggirono a quel destino: una incontrò il fiero Armosta durante la guerra, elevandosi infine per ereditare la sua autorità.
L'altra ricevette la grazia della Signora delle Mille Acque e venne accolta dal principe di Aremorica, affinché custodisse le acque pure di cui il Dio re doveva ancora impadronirsi.
Due persone, sopravvissute alla stessa casa, che si allontanavano come lemne sul mare del destino, una verso il bene, l'altra verso il male.
E così, guidati dalla brezza marina e dai sussurri della fanciulla del lago, i nobili e determinati cavalieri partirono per la loro missione.
Affrontarono prove inimmaginabili, sopportando sofferenze mai conosciute prima; ma, alla fine, il desiderio del popolo raggiunse il cielo.
Così, grazie ai loro cuori immacolati e al Puro Graal ottenuto con innumerevoli sacrifici, la Signora delle Mille Acque fu liberata dalla sua prigionia...
"O Signora delle Mille Acque, o Egeria piena di grazia, io desidero il tuo giudizio.
Ho perseguito opere buone e grandi ma, nel farlo, ho peccato.
I tuoi ideali non permettono la corruzione, solo il mio esilio potrà darmi pace.
O Signora delle Mille Acque, o Egeria piena di grazia, esaudisci questo mio ultimo desiderio."
In una mattina limpida come la luce che si riflette sul lago, la Signora delle Mille Acque si commosse per quella supplica addolorata.
E così, la dea dal cuore gentile esaudì il suo desiderio e diede la sua benedizione al viaggio che stava per avere inizio.
Perché la Signora delle Mille Acque sapeva che un giudizio equo era la più grande clemenza che si potesse concedere a un'anima altruista.
E forse è per questo che quel nobile verdetto tinse il destino dei suoi colori.
Così, una spada pura come la luce del lago sprofondò nell'acqua insieme alla benedizione di Egeria...
E la cavaliere che aveva impugnato quella spada se ne andò, a testa alta, per non essere mai più rivista.
"Il peccato ha tentato la Città dell'Eternità fino alla sua caduta, con innumerevoli schiavi e usurpatori gettati a terra in una notte d'ira.
Nel nome della Dea madre, giuriamo di recuperare il Puro Graal e di spezzare le catene che la tengono relegata.
Perché solo così potremo lavare il peccato che abbiamo portato fin dalla nascita ed evitare una morte simile.
Qualunque sia il sacrificio, giustizia sarà fatta."
La grande sinfonia stava raggiungendo il suo finale e, nelle rovine di un mondo in decadenza, i vendicatori fecero il loro giuramento.
Questo scettro blu acqua apparteneva a una cantante di nome Érinnyes che, al tempo del canto dell'armonia, unificò i popoli delle acque alte che si ribellavano agli dèi.
La leggenda narra che la sua tribù venne distrutta dalla brama di conquista del Dio re, con un esercito proveniente dalla Città dorata che uccise o schiavizzò la sua gente.
Solo due persone sfuggirono a quel destino: una incontrò il fiero Armosta durante la guerra, elevandosi infine per ereditare la sua autorità.
L'altra si nascose tra le ossa e venne accolta dal capotribù di Aremorica, affinché custodisse le acque pure di cui il Dio re doveva ancora impadronirsi.
Due persone, che si erano addormentate con le stesse ninne nanne e le stesse brezze marine, si ritrovavano alla deriva, ciascuna in un lato diverso del conflitto.
E così, guidata dalle maree e dai sussurri dello spirito, la spadaccina della distruzione partì per compiere la sua missione.
Ella affrontò prove inimmaginabili, sopportando sofferenze mai conosciute prima, ma non riuscì a trovare il Puro Graal.
Fu però il cielo a scegliere la Signora delle Mille Acque, ordinandole di tornare dalla sua prigione primordiale per prendere il posto del re dorato e governare le rovine del mare.
"O Signora delle Mille Acque, gloriosa madre primordiale, imploro la tua saggezza.
Per te, ho ucciso gli ingiusti e rovesciato innumerevoli città.
Dimmi, ti supplico, come i discendenti di tutti i mari possono evitare il disastro.
O Signora delle Mille Acque, gloriosa madre primordiale, imploro la tua pietà, solo per questa volta."
Nel crepuscolo tinto di sangue, la Regina delle Mille Acque si commosse di fronte a quella supplica addolorata.
E così, la dea dal cuore gentile rispose con ciò che un tempo aveva detto al Re di Fortuna.
Ma la dea ancora non sapeva che la preghiera egoista poteva portare solo alla disperazione.
E, forse per questo motivo, il crollo dell'illusione tinse la cosiddetta fede dei suoi colori.
La spada color acqua, da tempo macchiata di sangue, cadde portando con sé l'ultimo filo di ragione.
La cantante che aveva impugnato quella spada abbandonò la valle con incerto incedere, per non essere mai più rivista.
La capotribù che sognava onore e gloria non vide la terra dei suoi sogni, né avrebbe mai trovato l'assoluzione, proprio come il dio che condivideva simili speranze.
Molti anni dopo, quando il musicista noto come il Cacciatore dorato si ricordò di questo nome,
non aveva in mente né il sangue né le lacrime, ma solo il suono di un flauto lontano, una melodia sinuosa sotto una luna d'acqua.